Ho finito da qualche settimana di leggere ACOTAR e sono alle prese con il sesto, o forse settimo (impossibile tenere il conto, soprattutto leggendo da Kindle) libro della saga del Trono di Vetro, e ho capito che le eroine di Sarah J. Maas mi stanno sulle palle. Di fatto, dopo aver guardato la lunga intervista che la scrittrice ha rilasciato a “Call her daddy”, mi sono resa conto che mi sta sulla palle pure lei. Ciò nulla toglie all’opinione che ho del suo talento, della sua enorme vena creativa, della sua capacità di tenere in equilibrio un universo complesso e ramificato, pieno di dettagli, delle meravigliose scene d’amore che, una volta tanto, non mi annoiano ne sembrano tutte uguali a se stesse.
Mi sono goduta tantissimo i suoi libri, finirò TOG e poi attaccherò Crescent City, e sarò in fila in libreria a ottobre per accaparrarmi il nuovo capitolo di Acotar, ma il mio cuore batte per le Nesta e per le Elide del Maasverse, non per Aelin o Feyre. E mi sono chiesta cosa mi disturbasse di questi personaggi, o della Maas stessa. Credo che il punto sia che nessuna delle tre si scusa per chi è, per le proprie doti, e non sente l’esigenza di giustificarsi davanti al mondo. E ho pensato che in realtà la mia antipatia nei loro confronti la dice lunga su di me, su chi sono, su chi ho sempre voluto essere o su chi lotto ogni giorno per diventare.
Sebbene sostenga con forza il valore di intrattenimento delle storie, che non devono per forza essere nobilitate da un significato profondo sotterraneo per essere valide, mi piace pensare che ogni libro che leggo mi restituisca un pezzo di me, potenzi la mia capacità di capire il mondo e mi completi. E dunque, cosa deduco dal fatto che non riesco a riconciliarmi con le potenti protagoniste femminili della Maas?
Loro prendono quello che vogliono. Non esitano a sacrificare se stesse, se necessario, ma hanno il coraggio di accettare di ferire gli altri pur di andare per la loro strada, scatenando senza vergogna i propri desideri. Non sentono il bisogno di essere per forza sempre “buone”, come mi hanno insegnato da piccola, non sono straziate dal desiderio di piacere sempre a tutti, accettano il conto da pagare per raggiungere il proprio obiettivo. Ragionandoci, mi sono resa conto che vorrei che soffrissero di più. E so benissimo che nei romanzi affrontano mille e uno sfighe, ma nessun karma smorza mai la loro arroganza. E fatico ad accettare che il loro diritto di pretendere non preveda un prezzo. In sostanza, se il destino non si rivolta loro contro significa che essere come loro va bene, si può fare, e non ho più scuse per ritrarmi in me stessa, ma sono libera di (oddio, che paura), di allungare la mano e afferrare quello che desidero.
Al di là di questo, che probabilmente frega poco a chiunque, questi pensieri mi portano a pensare a quanto siano personali le vibrazioni che ogni libro ci trasmette e quanto ciò che ci piace ma soprattutto ciò che ci infastidisce dice di noi.
Ho sempre pensato che nessun libro di self help o crescita personale possa contribuire alla crescita personale di un romanzo di qualità, anche quando si tratta di un fantasy o, peggio, di un romantasy, genere ingiustamente sottovalutato e considerato minore.
Resto convinta che la relazione più bella di ACOTAR sia quella tra Cassian e Nesta, ma ho deciso che proverò a pensare a Feyre come alla sorella maggiore figa a cui posso sforzarmi di assomigliare. Per usare questi personaggi come uno specchio attraverso cui capire qualcosa di nuovo su me stessa. Per trarre il meglio da questo meraviglioso dono che è la letteratura.

